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L’ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA – LA TRISTEZZA

tristezza

 

Eccomi qui come promesso con la seconda puntata dedicata all’altra faccia della medaglia delle emozioni negative. Se ve lo siete perso, vi consiglio di andare a leggere il post introduttivo precedente dedicato all’invidia.

TRISTEZZA PER FAVORE VAI VIAAA…..

A me piace partire con il significato tratto dal dizionario, ed è: la condizione di colui che è triste. L’etimologia del termine triste deriva dal latino: tristem dello stesso ceppo di térere (consumare), oppure anche dal sanscrito trsta (ruvido, brusco) e oscuro.

Nell’accezione comune del termine indica quella sensazione contraria alla gioia e alla felicità in cui ci si chiude a seguito di un dolore, una perdita o comunque di un evento che ci ha fatto soffrire.

Quando ci si sente tristi solitamente ci si stacca dal mondo esterno e si sta soli, questo è il momento di riflettere, rivedere le scelte compiute e potersi così concedere del tempo per la riflessione e l’indagine interiore.

Certo non devi sguazzare nella tristezza altrimenti l’investimento energetico diventa eccessivo, poiché la tristezza non è altro che rabbia nascosta e tenuta tale per paura delle conseguenze. La tristezza trascurata diventa ansia.

Cito un passo di Osho tratto da “Il Benessere Emotivo”: Quando sei come una roccia, seduto come morto con la tua tristezza, ad alimentare la tua tristezza, nessuno è con te; nessuno può essere con te. Si crea semplicemente un divario tra te e  la vita e qualunque cosa tu faccia devi affidarti solo alla tua fonte di energia. si consumerà: sprechi la tua energia, ti fai esaurire dalla tua stessa stupidità. Ma il fatto è che, quando sei triste e negativo, senti di più il tuo ego. Quando sei felice, beato, estatico non senti l’ego. Quando sei felice e beato non esiste alcun “io”: sei connesso con l’esistenza,non sei separato, sei insieme. quando sei triste, arrabbiato, avido, quando rimugini dentro di te, quando ti crogioli nelle tue ferite-continui a guardarle, giocandoci, cercando di fare il martire-tra te e l’esistenza c’è un divario, una frattura: vieni lasciato solo e sembra nemica; non lo è realmente, è solo un apparenza. senti che tutti ti sono nemici. e ti comporterai in modo che tutti ti siano ostili. quando accetti la natura e ti dissolvi, la segui: il canto del Tutto è la tua canzone, la danza del Tutto è la tua danza; non ne sei più separato, non senti un “io sono”, senti soltanto: il Tutto è, Io arrivo e me ne vado, il Tutto rimane. E io esisto grazie al Tutto, il Tutto esiste attraverso di me” A volte il Tutto assume una forma, altre è privo di forma, in entrambi i casi è bellissimo. A volte sorge nel corpo, altre volte scompare dal corpo, dev’essere così, perchè la vita è ritmo: a volte devi essere in una forma, ma poi devi riposare nell’assenza della forma. A volte devi essere un’onda attiva che si muove, altre ti inabissi e riposi, immobile. La vita è ritmo”.

Quando ti ritrovi a sentirti triste, ringrazia e chiediti: cosa sta succedendo? Che cosa mi fa arrabbiare ma non hai il coraggio di esprimere?

La tristezza è come il cartellino rosso che l’arbitro estrae nelle partite di calcio, ti permette di uscire dal campo senza apparentemente aver scelto tu di farlo, così da poter riflettere. E’ un campanello d’allarme che ti aiuta a correggere la rotta.

Ogni emozione va vissuta e vista come un’opportunità di crescita e anche la tristezza lo è.

La prossima puntata sarà dedicata alla gelosia. Mi raccomando tornate qui tra una settimana.

 

Pace e amore

 

Laura Alghisi

 

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